Per le edizioni Terra Santa è uscito il libro ”Rifugiata”, l’odissea di una famiglia.

Il dramma dei profughi visto attraverso gli occhi di una bambina.

Va subito detto che i proventi dalle vendite di questo libro saranno destinati ai progetti sociali della Custodia di Terra Santa in favore dei rifugiati sulle isole di Kos e Rodi

 

Un libro fatto di immagini e di testo ed entrambi sono essenziali al racconto.
A scrivere è Tessa Julià Dinarès, insegnante catalana. A disegnare è Anna Gordillo Torras, anch’essa catalana, poco più che trentenne, che dopo aver studiato Belle Arti a Barcellona, frequenta nel Regno Unito il master di Illustrazione per racconti dell’infanzia presso la Cambridge School of Arts.
L’opera traduce in concreto sentimenti contrastanti quali la speranza e il dramma, che sono le facce della stessa medaglia e, forse, più che di una medaglia, si dovrebbe parlare di un solido a più lati…

 

«Perché mi hanno svegliato? Perché ho dovuto alzarmi in tutta fretta?
Sono le domande di una bambina siriana, ma accade a migliaia di bambini in diverse parti del mondo.
È ancora notte. Stiamo andando via e prendiamo poche cose.
Le facce di tutti riflettono paura e tristezza.
Il mio papà mi prende per mano con forza e quasi mi fa male.
Mi viene voglia di piangere. Ma non voglio piangere.
Dove stiamo andando? E perché corriamo?».

 

Raccontata dalle suggestive tavole di Anna Gordillo, la drammatica esperienza di chi è costretto alla fuga parla con il linguaggio universale del disegno e raggiunge anche i lettori più giovani.
Ma questo vuole essere un libro di speranza, alimentata anche dalla Custodia di terra Santa: in coda il volume riporta una breve descrizione dei progetti sociali per i rifugiati sostenuti dalla Custodia di Terra Santa nelle isole greche di Rodi e Kos, a favore dei quali sono destinati i proventi del libro.
Perché secondo i dati dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), in Siria 13 milioni e mezzo di persone necessitano di aiuti umanitari; 6 milioni e 300 mila sono sfollati interni; centinaia di migliaia hanno affrontato tragici viaggi in mare per cercare protezione; quasi 3 milioni di siriani sotto i 5 anni sono cresciuti vedendo solo la guerra; e 4 milioni e 900 mila – in maggioranza donne e bambini – sono rifugiati negli Stati confinanti, sottoponendo i Paesi ospitanti a un grande sforzo nel sostenere le ripercussioni politiche, sociali ed economiche.

 

Ecco perché i Commissari di Terra Santa di lingua italiana hanno scelto di sostenere i progetti in favore dei rifugiati portati avanti da fra John Luke Gregory nelle due isole greche, dove i frati minori francescani hanno una presenza antichissima. Kos è stata investita in pieno dall’arrivo di persone in fuga (con punte di 58 mila richiedenti asilo). Sull’isola esiste un hot-spot per l’accoglienza, l’identificazione e lo smistamento che è stato pensato per 600 persone, ma che a fine 2017 ne ospita in realtà 3 mila, in gravi difficoltà.

 

Il centro per rifugiati di Rodi, ospitato nell’ex mattatoio dell’isola, ospitava a fine 2017 un centinaio di persone, tra cui minori non accompagnati e anche giovani e coppie. La struttura è fatiscente e le condizioni sanitarie gravi. In più, i frati francescani di Rodi assistono 250 persone con aiuti in vestiario, medicine e pacchi alimentari. Il progetto di assistenza, con un occhio di riguardo ai minori non accompagnati, è seguito personalmente da fra John Luke. L’impegno dei frati minori in favore dei rifugiati a Rodi e Kos si inquadra in un più ampio orizzonte di aiuti e di progetti umanitari che riguarda la Siria e il Libano.

 

Rifugiata
L’odissea di una famiglia
Edizioni Terra Santa, Milano 2018
Pagine 40, ill. a colori, 19,50 €

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Ultra Trail 2018, aperte le iscrizioni per le 3 maratone: 42, 75, 150 Km.

Boa Vista, isole di Capoverde, i più coraggiosi si facciano avanti.

Aperte le iscrizioni per l’edizione numero diciotto della Boa Vista Ultra Trail, la competizione di trail running che andrà in scena sabato 1 dicembre 2018 nell’omonima isola dell’arcipelago capoverdiano.
Tre i percorsi – di 42, 75 e 150 chilometri – lungo cui poter gareggiare e una novità: in occasione della diciottesima edizione sarà inaugurato il formato a staffetta che permette di gareggiare lungo il percorso di 150 chilometri della Ultra Marathon dividendo però la distanza da percorrere con il proprio compagno di squadra, correndo quindi 75 chilometri ciascuno.

 

 Una gara che va in scena nell’omonima isola di Capo Verde, un vero e proprio paradiso che dista meno di 500 chilometri dalle coste del Senegal e che, con la sua bassa percentuale di insediamenti umani, rende il territorio e il percorso gara selvaggi e incontaminati, perfetti per una competizione in cui mettersi alla prova e sfidare i propri limiti.

 

 

TRE PERCORSI E UNA NOVITÀ

 

Tre i percorsi, e altrettante distanze, su cui i concorrenti potranno scegliere di gareggiare ma che sapranno emozionare in egual modo grazie agli scenari mozzafiato che l’isola di Boa Vista sa offrire.

La Ultra Marathon è, con i suoi 150 chilometri, la gara regina e vedrà correre gli atleti lungo tutto il perimetro dell’isola attraverso luoghi caratteristici come il deserto di Viana o l’antico villaggio di Espinguera, un tempo sede di una piccola comunità di pescatori.

I 75 chilometri della Salt Marathon condurranno invece i partecipanti in prossimità di una delle ultime riserve di sale dell’isola, da cui prende appunto il nome la gara.

Infine, l’Eco Marathon, che consentirà ai concorrenti di godere della bellezza dell’isola fatta di natura incontaminata, oceano e deserto.

 

APERTE LE ISCRIZIONI

 

Una gara imperdibile dunque, la Boa Vista Ultra Trail – organizzata da Friesian Team in collaborazione con il Boa Vista Marathon Club – che permetterà di mettersi alla prova e di vivere emozioni indimenticabili.

Per iscriversi è sufficiente accedere al sito ufficiale della competizione www.boavistaultratrail.com

 

Informazioni per il pubblico

info@friesianteam.com

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MALATI DI MENTE IN CIELO E ILLUSI IN TERRA.

Capacità psicofisica del personale navigante quando questo prende posto nel cockpit al comando di un aereo di linea.

Safety Newsletter 31/2018 del 31 Luglio 2018
www.air-accidents.com

Per dovere di cronaca con la nostra ultima Newsletter abbiamo informato i lettori circa le recenti novità provenienti da Bruxelles sulla capacità psicofisica del personale navigante quando questo prende posto nel cockpit al comando di un aereo di linea. (1)

In quella occasione ci siamo astenuti dal fornire commenti personali sul contenuto del nuovo regolamento, ma ciò non significa che non avevamo nulla da dire in merito, tutt’altro.

●Duplicazione delle autorità. In tempi in cui siamo mediaticamente bombardati sulla ineluttabilità della globalizzazione, sulla inutilità del sovranismo e delle frontiere è davvero anacronistico annotare che laddove già opera una autorità planetaria e centralizzata che dall’invenzione del mezzo aereo si prende cura a nome di tutte le nazioni del mondo di regolamentare i traffici aerei sotto ogni suo aspetto, parliamo dell’ICAO, in Europa e più in
particolare a Bruxelles si continuano a sfornare regolamenti che di fatto vanno a sovrapporsi a quelli già operativi dell’ICAO.

Laddove quest’ultimi fossero mancanti o necessari di revisione non si ravvede il motivo per cui l’Europa non possa coordinarsi con Montreal per attuare nuove direttive e regolamenti. Inutile sottolineare come l’organismo europeo (EASA) abbia un suo costo gestionale che ricade sulle tasche di tutti i contribuenti UE.
Di fatto se ogni continente adottasse la politica della Unione Europea, in pratica le compagnie aeree dovrebbero confrontarsi con regolamenti emessi dall’autorità asiatica, dalla autorità africana, dalla autorità sudamericana, da quella nordamericana, da quella australiana, nonchè da quella UE….senza dimenticare che in ogni caso rimarrebbero in forza i regolamenti emessi dall’ICAO: in poche parole il caos generale.

● Il controverso aspetto riposo. Si ha un bel dire circa la necessità che i piloti prendano servizio al meglio delle loro capacità psicofisiche e continuare a emettere regolamenti su turnazioni e riposi.
Di fatto non vi è mai stato un rapporto investigativo che abbia evidenziato uno sforamento dei limiti mensili o annuali nelle ore di servizio effettuate. La verità è che il prendere servizio riposati non dipende solo da una idonea suddivisione delle ore che si sono lavorate nelle turnazioni assegnate, bensì la domanda fondamentale che tutti si pongono e alla quale è impossibile dare una risposta è la seguente:
i membri di equipaggio agiscono responsabilmente durante i riposi loro assegnati?
Così quando le autorità stabiliscono che “i membri dell’equipaggio non devono svolgere mansioni su un aereo quando sono sotto l’influenza di sostanze psicoattive o non idonei a causa di lesioni, affaticamento, farmaci, malattie o altre cause simili” (2) il concetto è chiaro e impeccabile nella sostanza ma come tradurlo in pratica?

Certo attraverso controlli casuali negli aeroporti, si può scoprire se un pilota ha un tasso alcolico non permesso, ma come si fa a controllare se è stanco e se veramente ha tratto vantaggio dal periodo di riposo? Qui entriamo nel campo delle pie illusioni dei burocrati che risiedono in terra.

Nei corsi di preparazione alla licenza di volo i futuri piloti studiano anche gli Human Factors (HF) e uno degli argomenti su cui più si sensibilizza l’attenzione è quello relativo alla “fatigue”.
Si insegna loro che i fattori che determinano la fatica operazionale (3) sono i seguenti:

-situazione soggettiva;
-tipo di impiego;
-ambiente di lavoro

Ebbene nella situazione soggettiva ritroviamo anche l’aspetto dell’ambiente famigliare, della vita sociale che il soggetto si trova a vivere. Problemi in questo ambito possono contribuire ad aumentare il rischio della fatica operazionale, da cui ne discende la “necessità” di cercare di avere una situazione personale “sotto controllo”.
Ma se il problema può sorgere su questo fronte, quale regolamento potrà mai metterlo in luce?

Ribadiamo che mentre i controlli possono eliminare determinati fattori di rischio, il check up del cervello umano presenta ancora ampie lacune, in poche parole la sensibilità del soggetto nell’affrontare determinati problemi e le reazioni che esso può avere di fronte a qualcosa che lo turba sono assolutamente imprevedibili.

Nella Newsletter n. 27 “Un altro pilota suicida?” abbiamo narrato il recente caso di un primo ufficiale della Qantas che era stato messo a riposo temporaneamente ma il quale, a sorpresa di tutti, si è poi suicidato inabissandosi nei mari australiani fortunatamente alla guida di un Cessna 172 anzichè un aereo di linea.
Proficiency check superato senza alcun problema, ma sullo sfondo problemi coniugali.

● Ambiente di lavoro. Come non dire una parola infine sulla attuale professione del pilota?
Su questo scottante argomento niente di meglio che riprendere quanto abbiamo letto su un quotidiano di oggi a commento del regolamento EASA (4) :
“Secondo diversi centri di addestramento al volo il problema psicologico più frequente nei piloti nasce dal malcontento di una vita estenuante sempre più lontana dalle aspettative, con turni che prevedono anche sei tratte giornaliere sul corto raggio e riposi ridotti sulle lunghe distanze, nonché dalla disillusione sul trattamento economico sempre in riduzione a fronte di programmi di formazione troppo standardizzati e rapidi che portano ragazzi molto giovani a sedersi come primi ufficiali sui liner a soli 24/25 anni con una esperienza minima di poche centinaia di ore di volo….”
Questo specifico aspetto è stato oggetto di una vivace dibattito nell’ambiente aeronautico all’indomani dell’incidente della Colgan Air 3407 avvenuto nel febbraio 2009 nel quale perirono 50 persone.
L’incidente mise in luce non solo che il comandante Marvin Renslow e il primo ufficiale Rebecca Shaw reagirono in modo inappropriato all’avviso di stallo a causa dello stato di affaticamento cui erano sottoposti, ma anche l’inadeguatezza del salario del primo ufficiale.
Il che poi innescò l’argomento del drastico taglio dei salari avvenuto a seguito dell’avvento della deregulation e dell’aumentata concorrenza nei cieli.
Ma forse tutto sommato è meglio non insistere troppo sulla labilità del cervello umano così come pure sul fronte delle richieste salariali in quanto non vorremmo fornire ulteriore benzina per alimentare il fuoco di chi spinge per mettere nel cockpit i robot al posto degli umani.

Antonio Bordoni

(1) “Programma supporto EASA sulle capacità dei piloti” ; Newsletter n. 30/2018 del 29 luglio 2018.
(2) Dal preambolo del Regolamento UE 2018/1042 del 23 luglio 2018
(3) A sua volta la fatica operazionale si distingue in soggettiva e oggettiva ; mentale o muscolare.
(4) “L’ultima della UE: piloti d’aereo tutti in terapia”; LaVerità, 31 luglio 2018 a firma di Sergio Barlocchetti
 

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LA PRIMA VITTIMA PER SOUTHWEST AIRLINES.

La Southwest capostipite dei vettori low cost che ha iniziato le operazioni nel 1971, deve purtroppo segnare la sua prima vittima. Si tratta di un passeggero del volo 1380 da La Guardia (NYC) al Dallas Love Field il 17 Aprile 2018.

Il Boeing 737-7H4 (N772SW) era decollato alle 09.43 locali, si trovava ancora nella fase di salita (FL320) quando alle 10.04 una esplosione avveniva nel motore di sinistra.
Frammenti e detriti penetravano nella carlinga provocando la morte di un passeggero.
A bordo dell’aereo che venivano immediatamente dirottato su Philadelphia dove atterrava alle 10.19, si trovavano 143 passeggeri e cinque membri di equipaggio.
Il motore coinvolto nell’esplosione è il CFM56-7B.

 

E’ questa la prima vittima per la compagnia texana se si prescinde dall’incidente occorso l’otto dicembre 2005 allorchè un B737 in atterraggio a Chicago non si fermò a fine pista e investì nella sua corsa un auto provocando la morte di un ragazzo di 6 anni che si trovava a bordo.
L’incidente è avvenuto ieri 17 aprile e il velivolo coinvolto era stato consegnato alla compagnia il 26 giusno 2000 e pertanto aveva una anzianità di 17 anni e 10 mesi.
Scoppi di motori o “engine failures” occorrono frequentemente ma sono molto rari i casi che hanno provocato vittime fra i passeggeri. (1)
Il motore CFM 56 prodotto in joint venture dalla GE Aviation e dalla francese Safran Aircraft Engine è entrato in servizio nel 1997 accumulando oltre 350 milioni di ore volo.
Per il momento l’incidente viene additato come un “engine failure” ma, parlando di questa tipologia di incidente va annotato che il motore degli aerei proprio per evitare di esplodere e spargere micidiali frammenti dispone di anelli di protezione. Va pertanto appurato quale sezione sia realmente esplosa.
Il 27 agosto 2016 un altro B737 della Southwest (N766SW) ebbe il distacco in volo della air inlet cowl (2) , mentre molto scalpore suscitò l’incidente all’A380 della Qantas avvenuto nei cieli asiatici il 4 novembre 2010 con 459 persone a bordo e di cui pubblichiamo le immagini. In quell’incidente l’aereo montava motori Rolls Royce.

 

Antonio Bordoni

 

Note:
(1) Ci riserviamo di pubblicarli in una successiva Newsletter
(2) Volo da New Orleans a Orlando, con diversione a Pensacola.

 

fonte: Safety Newsletter 18/2018 del 18 Aprile 2018
www.air-accidents.com


Foto: Il motore del volo Southwest Airlines esploso in volo (Ansa)

 

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Ancona, il Festival “KUM!” approda alla seconda edizione.

Dal 19 al 21 Ottobre; "Curare, Educare, Governare", mestieri difficili ma non impossibili e che aprono finestre su scenari che possono essere decifrati seguendo diverse scuole di pensiero.

La manifestazione vuole essere un luogo aperto di riflessione, finora assente in Italia, sul tema della cura e delle sue diverse pratiche, per ampliare il campo della riflessione e sottolinea la difficoltà e l’ambiguità del curare e del prendersi cura.

 

Il tema del 2018 è Risurrezioni.

 

«Nella parola KUM! è contenuto il grande tema del rinnovamento della vita laddove la vita pare morta, finita, gettata in uno scacco fatale. È la parola che Dio rivolge a Giona e Gesù a Lazzaro: Alzati! Ne abbiamo fatto la parola chiave delle pratiche della cura» spiegano Massimo Recalcati e Federico Leoni «In questo secondo anno di KUM! è il mistero contenuto in questa parola a riunirci: è possibile rialzarsi quando l’esperienza della caduta, della malattia, del fallimento, della catastrofe appare senza rimedio? È possibile una vita dopo la morte, tema caro alle religioni, ma è possibile ridare vita ad una vita che sembrava perduta, ricostruire una città che è stata distrutta, ritrovare un popolo che sembrava privato di ogni forma di identità, restituire un volto umano alla vita dopo l’esperienza dell’orrore? Nella grande metafora cristiana della resurrezione è in gioco la forza della vita che resiste alla tentazione della morte e della distruzione. Ma anche l’evento della sorpresa che accompagna il “miracolo” dell’uscita dal sepolcro. Ebbene non sono proprio questa resistenza e questa sorpresa – intesi laicamente – al centro di ogni avventura di cura? Certamente possono apparire esemplari alcuni casi ritenuti senza speranza che, nel corso di una cura, risorgono contraddicendo i protocolli e le previsioni prognostiche più nefaste. Può accadere con bambini colpiti da malattie rare, con giovani afflitti da patologie mentali gravi, con studenti ritenuti dall’istituzione scuola senza speranza, con territori e città che hanno fatto esperienza – solo apparentemente irreversibile – della distruzione. Ma più in generale la resistenza alla distruzione e la sorpresa della vita che non cede alla morte, accompagnano anche i passi quotidiani della nostra esperienza più comune: testimoniare che non tutto è morte, non tutto è devastazione, non tutto è destinato a finire, che risorgere è un compito della vita».

 

IL PROGRAMMA

 

Il festival prevede oltre 40 incontri con più di 60 relatori ed è organizzato in sezioni: le Lectio, con importanti nomi della filosofia, della psicoanalisi, della letteratura e della medicina; i Dialoghi e le Conversazioni su temi salienti del mondo della cura; i Ritratti di grandi pensatori; le Letture; Lo sguardo di Ippocrate; la Psicologia da tè con letture e pensieri sui grandi classici della psicoanalisi, davanti a una tazza fumante di infuso; gli Aperitivi filosofici; A cena con l’autore; Cineocchio; la Presentazione.

Le Lectio magistralis
Quattro le lectio in programma: venerdì 19 Stefania Carnevale, garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Ferrara e membro della Commissione per la riforma dell’ordinamento penitenziario del Ministero della Giustizia, affronta il tema Risorgere dal carcere. La pena come riabilitazione fra ideale e reale.

 

Due gli appuntamenti di sabato 20: il filosofo Rocco Ronchi con Kum! Dal soggetto razionale all’”anarca” populista. Kum!, in filosofia, è l’appello kantiano rivolto all’uomo perché esca dallo stato di minorità intellettuale in cui è tenuto dal principio di autorità. Nella modernità si è risposto in due modi a questo appello: da un lato con la rivendicazione della libertà della ragione, che si guadagna in un’incessante lotta contro l’errore; dall’altro, con il diritto assoluto all’errore, contro la libertà solo razionale del soggetto.
Lo psicoanalista francese Bernard Toboul risponde alla domanda: Dopo il trauma, la vita?. La psicoanalisi si è sempre confrontata con il trauma e, anzi, si può dire che ha inventato il concetto stesso. Ma che cosa se ne fa? E che cosa se ne fa un soggetto nella sua vita?

 

Domenica 21 è la volta di Massimo Recalcati, con la lectio dal titolo Lutto e risurrezione nella pratica clinica e nel lavoro dell’arte. L’esperienza del lutto è un’esperienza di perdita: non solo dell’oggetto amato, ma del mondo intero. È possibile risorgere dalle ceneri di un lutto? Cosa insegnano la psicoanalisi e il lavoro dell’arte?

 

Dialoghi

 

I filosofi Federico Leoni e Gianluca Solla si interrogano su Deposizione come risurrezione. Da Masolino a Bill Viola. La tradizione cristiana concatena due grandi scene, Deposizione e Risurrezione: Cristo viene deposto dalla Croce, Cristo risorge dal sepolcro. È però forse necessario pensarle non come due scene consequenziali, ma come l’una nell’altra. Che cosa si depone infatti in una deposizione? La vita stessa e quello che l’ha impedita sino a quel momento: ecco perché la vita ha bisogno di una deposizione per poter ricominciare.
Deposizione è resurrezione.
Il medico anestesista Francesca De Pace, che da 30 anni si occupa di donazione e trapianto ed è membro della Consulta Nazionale Trapianti, il direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa e il chirurgo dei trapianti Andrea Vecchi si confrontano su Donazione, trapianto: emozione.

 

La psicoanalisi, quando una vita ricomincia a vivere è il titolo dell’incontro con la psicoanalista Silvia Lippi e il filosofo Romano Madera. 
La saggista e autrice radiofonica Gabriella Caramore e Fulvio Ferrario, teologo e pastore valdese, parlano di Risurrezione: l’illusione di un avvenire?: le immagini, cristiane ma non solo, relative alla risurrezione sono esposte da secoli alla critica filosofica e scientifica.

 

occasione di rinascita, a patto di lasciar andare tutto ciò che ostacola il flusso del divenire, a cominciare dall’io che tanta parte ha sugli altari del narcisismo occidentale.

 

I Ritratti
Cinque le grandi figure che il festival racconta: Friedrich Nietzsche, Jacques Derrida, Carl Gustav Jung, San Paolo ed Edmund Husserl.

 

Lo sguardo di Ippocrate
Il gioco d’azzardo patologico è una delle grandi emergenze moderne, ma a livello sociale non sempre la situazione è percepita in tutta la sua gravità e diffusione epidemica.
Diventa cruciale allora approfondire questo argomento tenendo presenti le esigenze di formazione continua degli operatori impegnati sul campo e considerando la questione come un tema politico che coinvolge tutti i cittadini.

 

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti e liberi fino ad esaurimento posti, ma per gli incontri più attesi è possibile assicurarsi un posto con una donazione di 20 € al festival, con la quale si riceve una KUM!Card, la fidelity degli amici di KUM!
www.kumfestival.it

 

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Primo trimestre 2018, record di arrivi turistici a Dubai.

Per il Turismo Internazionale l’Emirato coninua ad essere una meta privilegiata.

L’India cresce del 7%, la Cina del 12% e la Russia del 106%
Italia, Germania e Francia registrano performance di crescita a doppia cifra

 

Da gennaio a marzo, Dubai ha registrato 4,7 milioni di pernottamenti turistici internazionali, il che si traduce per l’Emirato in un aumento complessivo del 2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I 3 mercati leader continuano ad accentuare le loro affinità elettive con Dubai e le posizioni sul podio rimangono invariate rispetto al 2017.
Grazie ad una crescita del 7% (pari a 617.000 visitatori) l’India si conferma primo mercato, mentre l’Arabia Saudita è stabile al secondo posto con una leggera flessione nei suoi arrivi (-1%) e il Regno Unito si posiziona al terzo posto ma con gli arrivi in diminuzione (-8%).
La Russia invece rafforza il suo quarto posto; anche e soprattutto grazie alle nuove e facilitate procedure d’ingresso nel Paese, registra una crescita stellare del 106% (circa 259.000 visitatori solo nel primo trimestre).
Anche i turisti cinesi hanno beneficiato delle più facili procedure d’ingresso e in 258.000 hanno visitato Dubai, facendo registrare al mercato cinese il 12% in più rispetto all’anno precedente.
 

Grazie ad una crescita a doppia cifra nella maggior parte dei Paesi, l’Europa ha contribuito in maniera sostanziale nei primi tre mesi dell’anno: la Germania segna +13% con 194.000 visitatori, la Francia con 103.000 registra un aumento del 17% e l’Italia con i suoi 80.000 turisti scala la classifica e conquista il 14° posto grazie all’incremento record del 20%.

 

Sua Eccellenza Helal Saeed Almarri, Direttore Generale di Dubai Tourism commenta: “Il primo trimestre dell’anno ha generato una solida performance che ha sostenuto la crescita di tutti i settori complementari, tra cui hotel e compagnie aeree. Vogliamo cogliere il risultato record di 4,7 milioni di visitatori nel primo trimestre dell’anno come slancio positivo per raggiungere l’obiettivo di crescita del 2018. Grazie al crescente numero di attrazioni presenti in città, le proposte di Dubai Tourism continuano ad espandersi e a coinvolgere un ampio di spettro di viaggiatori nei mercati chiave. Vogliamo assicurarci che investimenti ed energie siano indirizzati a rafforzare il forte appeal di Dubai tanto sui visitatori che sui repeater. Attraverso i più avanzati canali digital, social e mobile, vogliamo espandere il nostro raggio d’azione in maniera completa ed integrata. Siamo proiettati al futuro grazie al decisivo supporto del Governo e dai nostri partner del settore pubblicato privato e pubblico. Il nostro orizzonte è la Dubai Tourism Vision 2020 e accogliere 20 milioni di visitatori all’anno entro il 2020”.

 

Qualche numero relativo al Comparto alberghiero dell’Emirato.
Alla fine di marzo 2018 il totale delle camere d’albergo presenti in città è arrivato a quota 108.807, suddivise in 689 hotel e hotel apartments che hanno registrato rispettivamente una crescita anno su anno del 4% e dell’1%. Il tasso di occupazione medio di hotel e hotel apartments arriva all’87%.

 

 

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BERGAMOSCIENZA giunge alla XVIa edizione, da 6 al 21 ottobre.

Laboratori, incontri con scienziati di fama, spettacoli e conferenze.

Si punta a replicare il grande successo della scorsa edizione che ha registrato 153.141 presenze; il festival di divulgazionescientifica BergamoScienza inaugurerà la sua XVI edizione sabato 6 ottobre e proseguirà, per16 giornate, fino al 21 ottobre.

 

Ideata e organizzata dall’Associazione BergamoScienza, la rassegna propone anche quest’anno conferenze, laboratori interattivi, spettacoli, mostre – più di 160 incontri tutti gratuiti – con scienziatidi fama internazionale, tra cui il Premio Nobel per la Medicina 2006 Craig Cameron Mello.

Protagonista assoluta la scienza, affrontata come sempre con un linguaggio accessibile a tutti, intutte le sue diverse componenti: dalla fisica, alla chimica, dalla tecnologia alle neuroscienze, dallamedicina alla biologia, ma anche musica, teatro e letteratura. Grandi scoperte, incontri ed emozionicreeranno un intreccio di sapere e spettacolo per promuovere e diffondere la cultura scientifica inun pubblico ampio.

 

foto: Laura Pietra

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MH 370: NON E’ STATO UN INCIDENTE

Ricorre il prossimo 8 marzo il quinto anniversario della incredibile scomparsa del Boeing 777 della
Malaysia Airlines con 239 persone a bordo.

Ogni ricerca è stata vana.
Tutti gli esperti scesi in campo per cercare di determinare il luogo di caduta ove inviare le unità di ricerca hanno con ogni evidenza fallito i loro calcoli, o perlomeno le loro teorie sulle quali si basavano i calcoli.

 

Quasi a farsene beffe l’oceano Indiano, nel tempo, senza fretta (1) ha restituito qualche rottame di ciò che rimaneva del Boeing depositandolo sulle spiagge africane della zona orientale del Madagascar, Mozambico e Tanzania. Usiamo il termine di beffa, in quanto dopo aver inviato le navi in luoghi ove non è stato rinvenuto nulla, gli esperti non avevano nemmeno ritenuto opportuno allertare le autorità di questi luoghi che in base alle correnti marine sarebbe stato molto probabile che venissero rinvenuti, sia pur a distanza di tempo, pezzi del velivolo.

Tuttavia, ripetiamo tuttavia, non hanno avuto alcuna esitazione una volta che ignari bagnanti hanno ritrovato i rottami, ad affermare che il luogo di ritrovamento risultava coerente con il modello di deriva eseguito nelle fasi di ricerca.
Bene, giunti al quinto anno dalla scomparsa vorremmo una volta per tutte precisare che in quello che da tutti viene definito come il mistero, in effetti una qualche verità o perlomeno punto fermo è emerso.

E tutto porta ad una conclusione che appare inequivocabile: non si è trattato di un incidente, ma di un dirottamento.
“Possiamo usare il termine incidente allorché un aereo precipita durante il suo volo a causa di un problema meteo o tecnico, ma non si può parlare di incidente se un aereo viene portato fuori rotta e fatto scomparire nei flutti di un oceano che non avrebbe dovuto mai attraversare.”
Questo è quanto da noi affermato nel libro appena uscito. (2)

 

Crediamo che precisare quanto sopra ad una opinione pubblica che ancora oggi si chiede cosa mai possa essere successo a quell’aereo, costituisca già un importante traguardo.
Detta la nostra opinione su cosa è successo, ben più difficile è fare luce sul perché e come possa essersi consumata la tragedia che è costata la vita a ben 239 persone.
A questo punto è bene ricordare che quando MH370 scomparve, ancora non si era verificata la tragedia di Germanwings, il caso del co-pilota tedesco che ha condotto un aereo di linea a sfracellarsi a terra provocando la morte di 150 persone; questa tragedia da tutti i media definita come il primo caso nella storia dell’aviazione civile di omicidio-suicidio è infatti avvenuta il 24 marzo 2015, ovvero un anno dopo la scomparsa di MH370. (3) 

 

Sarà forse proprio ricordando il caso Germanwings che parlando di questa possibilità tutte le attenzioni si sono accentrate sulla figura del capitano Zaharie circa il quale si è voluta approfondire la sua personalità, il suo impegno politico, ciò che aveva fatto dal suo computer di casa, ma appare del tutto evidente che valutando una ipotesi di dirottamento non necessariamente si deve pensare che ad effettuarlo debba essere stato uno dei due piloti, dopotutto alle spalle di questi erano presenti in cabina altri 10 membri della compagnia e 227 passeggeri….

I rapporti investigativi che hanno fatto seguito all’incidente dedicavano molte pagine alla figura dei due piloti aggiungendo notizie circa gli assistenti di cabina.
Circa la figura del 55enne capo stewart, supervisore di cabina si annota quanto segue:
“Per l’equipaggio di cabina, sulla base delle cartelle cliniche di MAS, non risultavano importanti problemi di salute, ad eccezione del supervisore in volo che aveva avuto una storia di esordio iniziale di crisi il 9 giugno 2013. Ammesso lo stesso giorno in una struttura sanitaria privata e trattato da un neurologo consulente, era stato dimesso il 14 giugno 2013. Si era recato ai follow-up successivi come consigliato. Non aveva avuto ulteriori attacchi dopo la sua dimissione. Il suo ultimo certificato di idoneità al volo porta la data del 6 agosto 2013….. " (4)

 

I due piloti quindi risultavano completamente indenni da problemi di salute mentale. Ma la stessa cosa non si poteva dire per quanto riguardava l’Inflight supervisor, il quale aveva avuto una storia di malattia neurologica.
Oltre al testo di cui sopra il rapporto investigativo pubblica una scheda dalla quale risulta che al supervisore erano stati dati 43 giorni di malattia nel 2013, inclusi 6 giorni di ricovero ospedaliero.
Ora, non è perlomeno strano che investigando su un aereo che chiaramente è stato portato fuori rotta da qualcuno, non si ritenga opportuno approfondire la scheda psicologica, informativa su un membro dell’equipaggio che ha avuto nel passato problemi neurologici il quale potrebbe aver maturato conoscenze per la guida automatica di un aereo, o comunque potrebbe aver costretto con la forza i piloti a puntare verso l’Oceano Indiano?
E’ solo una ipotesi, sia ben chiaro, sulla quale però era opportuno andare più in profondità. 

 

Tutti noi ricordiamo l’estremo imbarazzo che ebbero i vertici di Lufthansa allorché dovettero ammettere che ai comandi di un loro aereo vi era un pilota che aveva avuto problemi psichiatrici.
La sequenza degli eventi tuttavia lasciava ben poco spazio ad altre ipotesi dal momento che il CVR immediatamente recuperato chiarì cosa era avvenuto nella cabina pilotaggio dell’A320.
Ebbene quell’incidente additato da tutti i media mondiali come la prima tragedia dell’aria di un pilota suicida avvenne nel marzo 2015.
L’incidente dell’MH370 è occorso un anno prima di Germanwings e se le autorità malesi avessero esternato i particolari da noi summenzionati saremmo stati in presenza di un caso simile a Germanwings il quale però avrebbe assunto i connotati del “primo” caso mondiale del genere.

 

Indubbiamente poi la scomparsa nell’oceano e il non ritrovamento dei registratori di bordo giocavano a favore del silenzio.
Un particolare va comunque ribadito: l’ipotesi da noi esternata propone ai comandi del B777 un qualcuno che controlla l’aereo con evidente cognizione di causa: nessuno però può escludere che invece di uno dei piloti si trattasse di qualcuno fra i passeggeri o membri di cabina che, riuscito a far perdere conoscenza a tutti, si è introdotto nella cabina di pilotaggio assumendo il comando del velivolo, con la forza o meno.

Val la pena ricordare come a bordo di quel volo erano riusciti a salire due passeggeri che viaggiavano con passaporti rubati uno di un italiano e l’altro di un austriaco.. .

 

Antonio Bordoni

 

Fonte air-accidents.com
Safety Newsletter 07/2019 del 1 Marzo 2019

 

(1) Il primo dei 27 pezzi ritrovati porta la data del 29 luglio 2015, l’ultimo del 27 gennaio 2017
(2) “Lost in the sky” , pagina 91.
(3) Il 24 marzo 2015, 150 persone persero la vita quando un Airbus 320 della compagnia Germawings in volo fra
Barcellona e Dusseldorf venne fatto sfracellare al suolo dal secondo pilota chiusosi nella cabina di pilotaggio.
(4) Pagina 15 e 20, capitolo 1.5.4 del rapporto emesso dalle autorità malesi il 15 aprile 2015

 

Nella foto La copertina del libro che sta uscendo in questi giorni. Il libro si compone di 201 pagine ed è reperibile presso il sito dell’editore www.ibn.it o prenotabile nelle librerie
https://www.ibs.it/lost-in-the-sky-incredibile-libro-antonio-bordoni/e/9788875654269

 

Lost in the sky.
L’incredibile scomparsa del volo Malaysia Airlines e i 53 altri casi di aerei caduti e non ritrovati
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