Sono gli aerei nuovi più sicuri di quelli vecchi?

Antonio Bordoni, esperto di aeronautica commerciale, ancora una volta ci invita ad una riflessione basandosi su elementi certi.

     Molti, viaggiando per lavoro in Paesi in via di sviluppo, a bordo di aerei datati, magari utilizzati per coprire remote località interne, si sono sempre basati sul fatto che su quegli aerei viaggiavano anche i piloti e quindi se si sentivano sicuri loro potevano esserlo anche i passeggeri.

     Oggi, nei cosiddetti tempi moderni, soprattutto lungo le tratte più gettonate, vengono utilizzati aeromobili di ultima generazione e dotati delle più moderne tecnologie avioniche … tuttavia gli ultimi eventi occorsi ci obbligano a distinguo così come descritto nell’ultima newsletter del sito www.air-accidents.com che, qui a seguire, riportiamo integralmente.

 

QUANDO L’AEREO E’ TROPPO NUOVO

 

L’opinione pubblica erroneamente ritiene che aereo nuovo equivalga a più sicurezza.

Tale convinzione è un retaggio della vecchia aviazione commerciale quando le compagnie charter volavano con aerei messi in disuso dai vettori tradizionali.

Oggigiorno una tale concezione è decisamente superata perché il mercato dell’usato è passato di moda e le compagnie acquistano direttamente dai costruttori i loro aeromobili.
Sempre negli anni passati, ed ancora una volta erroneamente, all’indomani di una tragedia dell’aria i media erano soliti parlare di “carrette del cielo”.

Ma il ricorso a questi eclatanti titoli più che corrispondere a obiettive verità derivava dalla necessità di far colpo sull’opinione pubblica.
Oggi con una aviazione commerciale i cui incidenti fatali si possono contare sulle punta delle dita, possiamo affermare che è assolutamente errato credere che a cascare siano solo datate “carrette del cielo”.

Per quanto strano possa sembrare le cronache dell’aviazione civile sono purtroppo piene di casi di tragedie dell’aria avvenute perché l’aereo era troppo nuovo o, variante sul tema, perché l’equipaggio ancora non aveva familiarità con quel modello.

 

Le due recenti sciagure che hanno visto quale protagonista l’ultimo nato in casa Boeing ne sono la prova più evidente.
Se andiamo indietro nel tempo alla ricerca di incidenti che hanno colpito aerei di fresca consegna non avremmo altro che l’imbarazzo della scelta e potremmo ad esempio iniziare da un caso italiano che ha visto coinvolto un velivolo che era stato consegnato alla compagnia appena due settimane prima.

Era l’11 marzo 1967 quando un nuovissimo bimotore Twin Otter della compagnia Aeralpi in volo da Venezia-Marco Polo a Cortina, aeroporto di Fiames precipita in località Fadalto. A bordo 2 piloti e due passeggeri.

L’aereo era partito da Milano e aveva fatto scalo a Venezia dove erano scesi 12 passeggeri.

Il velivolo di cui la produzione era iniziata nel 1964 era stato consegnato alla compagnia appena due settimane prima, il 24 febbraio.
La Aeralpi era una aerolinea nata su iniziativa di alcuni investitori pubblici e privati, tra i quali il conte Cesare d’Acquarone, Giovanni Ferrari e Umberto Klinger, convinti dell’opportunità di sfruttare l’esigenza di collegare il traffico turistico da e per Cortina d’Ampezzo usando il mezzo aereo. (1)

 

Ma se l’incidente dell’Aer Alpi fu principalmente causato dalla nebbia che imperversava nella zona, ben più gravi furono le cause della sciagura che avvenne il 29 settembre 1959 ad un quadrimotore Electra che era stato consegnato alla compagnia Braniff 11 giorni prima.
Nelle indagini che seguirono non si riuscì a determinare la causa e la svolta venne solo a seguito di un altro incidente, quello del volo 710 della Northwest Airlines occorso il 17 marzo 1960.

Questo aereo, un altro Electra, si era disintegrato a mezz’aria dopo aver perso le ali in modo simile al velivolo Braniff.

L’indagine su questo secondo incidente mise in luce cedimenti strutturali dell’ala dovuti alla posizione delle gondole motori.

Dal 1961 la Lockheed avviò un programma di irrobustimento delle zone critiche. Anche in questi incidenti eravamo in presenza di un nuovo modello di aereo.

 

Il 19 gennaio 1960 fu la volta di un altro incredibile incidente.

Era appena iniziata l’era del jet e un luccicante Caravelle entrato in servizio il 18 novembre si accingeva ad atterrare all’aeroporto di Ankara proveniente da Istanbul e Copenhagen.
Dell’incidente pur apparendo chiaro che vi era stata una discesa non intenzionale al di sotto della quota minima di volo autorizzata per l’avvicinamento all’aeroporto di Esenboga, non fece seguito alcuna conclusione definitiva sulle cause.

Tutti i 42 occupanti persero la vita. Erano gli anni della transizione dall’elica al jet e quell’innovativo bireattore aveva appena due mesi di servizio.
L’undici luglio del 1961, 17 persone dei 122 occupanti persero la vita allorchè un nuovo DC8 che aveva alle spalle 124 ore di servizio precipita durante l’atterraggio a Denver.
Il DC8 era stato consegnato alla United a Giugno.
Il 26 giugno 1988 un Airbus 320, che fra l’altro era il primo aereo che lanciò il sistema di volo automatizzato fly-by-wire, precipitò a Mulhouse. L’aereo aveva i colori dell’Air France e sulle ragioni delle sua caduta le polemiche proseguono ancora oggi.

Addirittura ai comandi di questo velivolo vi erano il capo pilota di Air France e un collaudatore della casa costruttrice. L’aereo era stato consegnato ad Air France pochi giorni prima ed aveva accumulato 22 ore di volo.

 

E andando alla ricerca di incidenti avvenuti a nuovi velivoli ci siamo imbattuti in questa scioccante affermazione:
“…la sostanziale omissione venne giustificata dalla Boeing con l’argomentazione che, malgrado
tutte varianti, il 747/400 era una macchina ‘ derivata dalle precedenti e come tale già accettata
dalla FAA. Non si poteva parlare di nuova costruzione”’. (2)
A parte il differente tipo di aereo non vi sembra che la stessa ci ricordi qualcosa?
Anche se in quel caso non ci si riferiva alla strumentazione di bordo ma al rafforzamento del ponte principale “onde
evitare il ripetersi dei vari incidenti capitati a seguito del suo sfondamento” sembrerebbe che il vizio di far passare per vecchio ciò che invece meriterebbe una nuova certificazione risalga indietro negli anni e non possa di certo definirsi una novità.

 

Tutto lascia insomma credere che più di aver paura della vetustà che il velivolo si porta alle spalle, ciò che invece ha la sua valenza nel valutare il rischio del volo, è il fattore familiarità che l’equipaggio può vantare nei confronti della macchina chiamata a pilotare.
Più esso è consistente, più potete star certi che non avrete sorprese dal vostro aereo e dal vostro capitano.

 

Antonio Bordoni
Safety Newsletter 14/2019 del 22 Marzo 2019
www.air-accidents.com

 

(1) L’Aeroporto di Cortina d’Ampezzo-Fiames era un piccolo aeroporto, oggi dismesso, costruito in seguito
al boom turistico che investì l’Ampezzano con i VII Giochi olimpici invernali del 1956.

 

(2) “Trappole nel cielo” Adalberto Pellegrino. Sugarco edizioni, 1992 , pagina 107. L’episodio da noi ripreso è
contenuto nel capitolo 3, Le macchine, la progettazione. Va comunque fatto presente che non risultano incidenti
mortali a seguito di quei fatti. Annota ancora il comandante Pellegrino: “ma rafforzare quella struttura significava
aumentare il peso a vuoto dell’aeroplano e quindi diminuire il suo rendimento commerciale”….”di fatto l’offerta e la
promozione di un nuovo aereo di linea non si basano più sulle doti di affidabilità e di resistenza, ma sulla sua
economicità di esercizio, brutalmente tradotta come costosedile per miglio.” Il libro, come precisato, uscì nel 1992.

 

Nella foto un aero DC3 Douglas, aereo costruito in più di 10.500 esemplari, in volo da 75 anni, alcuni esemplari sono ancora in esercizio.

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Evviva la Deflazione! Più degli 80 euro di Renzi potè il ribasso della benzina.

Anche se in ritardo la grande distribuzione ha capito che per far tornare gli acquisti bisogna far scendere i prezzi; la pacchia, complici i mancati controlli che hanno consentito in breve tempo il raddoppio dei prezzi dopo il passaggio Lire/Euro, è finita!

Non c’è bisogno che Grillo, a cui vanno le nostre simpatie, si affanni tanto e spenda tante energie per arrivare ad un referendum sull’uscita dell’Italia dall’Euro, le stesse energie potrebbero essere utilizzate, sul territorio e magari attraverso gli stessi banchetti ai quali si raccolgono le firme, per incidere ancor di più sulla discesa dei prezzi al consumo.

 

qualsiasi cosa di uso comune e giornaliero, dai biscotti al dentifricio, oggi sta calando di prezzo; i produttori e distributori vedendo che la crisi delle vendite non accennava a finire hanno fatto la cosa più logica (peraltro senza fare cartello ma semplicemente adottando criteri di libera concorrenza) e pian piano la gente sta ritrovando la voglia di spendere e magari di potersi permettere qualche sfizio.

 

Renzi pensava, ma per molti è stata solo una mossa tendente ad acquisire voti nelle elezioni europee, che elargendo 80 Euro ad una fascia della popolazione l’economia si sarebbe prontamente ripresa; in realtà così non è stato perchè, come poi si è potuto constatare, pur senza voler generalizzare, quanto dato con la mano destra è stato ripreso (e magari abbondando) con la mano sinistra.

Quindi la deflazione, cioè non l’aumento ma la discesa dei prezzi, vista dai grandi economisti come una sciagura, si sta rivelando una grande risorsa per le economie famigliari e se questi grandi scienziati la smettessero di guardarsi l’ombelico potrebbero persino arrivare a capire che se a fronte di una riduzione dei prezzi del 10 % ottengo maggiori vendite del 30% (ovviamente le percentuali sono variabili in base ai settori economici e le varie attività) il PIL torna a crescere e lo stato introita più tasse, IVA in primis.

 

Quindi la battaglia che vale la pena di combattere non è quella sull’uscita (improbabile e demagogica) dell’Italia dall’Euro, bensì quella del riallineamento dei prezzi in euro al valore che avevano (ovviamente rivalutato considerando un 2% medio di inflazione annua) ai tempi della lira.
Altri Paesi europei, vedi Germania, non hanno consentito, dopo il cambio Marco/Euro, l’aumento indiscriminato dei prezzi ed è per questo che oggi a Dusseldorf o a Berlino, un dentifrico della stessa marca costa il 40% di quanto costi in Italia.

 

Ma veniamo alla benzina, su cui grava una mole di tasse inaudita, e anche (unico caso l’Italia) l’iva sulle tasse; è in atto una speculazione di una entità colossale; vi basti pensare che all’attuale prezzo di un barile di greggio (intorno ai 45 dollari) dovrebbe corrispondere un prezzo alla pompa, pur gravato dell’esorbitante 75% di tasse, di circa 65 centesimi il litro. Invece, sempre ad oggi, si fatica a trovare stazioni di servizio che vendano un litro di diesel a meno del doppio.

 

Qualcuno dice che petrolieri e Stato sono prudenti (e intanto straguadagnano) perchè, hai visto mai, il prezzo del greggio potrebbe ricominciare a salire da un minuto all’altro; ma anche questa ipotesi, sempre a voler sollevare lo sguardo dall’ombelico, è fortemente improbabile e per vari motivi: primo, perchè le nuove tecniche di estrazione consentono maggiore produttività; secondo, il sempre maggiore ricorso alle energie rinnovabili continua a far scendere la richiesta di petrolio; terzo, al largo del Brasile c’è probabilmente più petrolio di quanto ce ne sia nel resto del mondo; quarto, il cartello dell’OPEC non riesce più, e forse neanche vuole, a condizionare i mercati.

 

Ecco quindi che ad una già normale, benchè tardiva, tendenza a risvegliare i mercati applicando prezzi più equi, si aggiunge il risparmio (solo negli ultimi giorni, benchè ancora ben lontano dal valore effettivo, del 20%) sul costo del carburante; cosa questa che incide sul valore delle merci (che vedono nel trasporto una delle maggiori voci di costo) e sul conto economico delle singole famiglie.

 

Addirittura i medici si stanno adeguando e anche i centri di analisi strumentali, con più lentezza ma anche loro, e sempre in virtù della concorrenza, si stanno ridimensionando.
Sono sempre meno (ma purtoppo ancora ci sono) i baroni che osano chiedere 500 Euro per una visita e anche per una semplice lettura di analisi o i centri che per una risonanza "sparano" 500 (quando non di più) Euro.

 

Se ci lasceremo alle spalle la crisi, speriamo presto, è auspicabile che i cittadini non abbassino la guardia; è questo l’unico modo per tenere a bada gli speculatori e far si che i soldi che abbiamo in tasca, pochi o tanti che siano, abbiano un reale e non fittizio potere d’acquisto ma che, soprattutto, bastino per arrivare a fine mese e magari consentano pure qualche risparmio.

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Basso consumo di carburante minore inquinamento, a Norwegian la palma di Vettore più virtuoso.

Per la seconda volta la compagnia low-cost sul lungo raggio dimostra nei fatti la sua efficienza energetica sulle rotte che attraversano l’oceano.

Il primato di Norwegia è stato certificato da uno studio condotto dall’International Council on Clean Transportation (ICCT) che ha analizzato l’efficienza dei consumi di carburante delle 20 più importanti compagnie aeree che hanno collegato l’Europa e gli Stati Uniti nel 2017.

 

Il vettore aveva già ottenuto questo importante riconoscimento nel 2015, anno in cui l’ICCT ha pubblicato per la prima volta la sua indagine.

Oggi, a conferma del costante impegno nel ridurre il proprio impatto ambientale, Norwegian si piazza nuovamente in testa alla classifica dei vettori più green, superando di gran lunga importanti player come Alitalia e British Airways.

Dallo studio emerge che Norwegian, in media, ottiene un risultato pari a 44 pax-km/L, ovvero riesce a trasportare un passeggero per 44 km per ogni litro di carburante, superando del 33% la media del settore.
Nominata per il quarto anno consecutivo anche miglior compagnia aerea low-cost lungo raggio al mondo, Norwegian ha ridotto le sue emissioni del 30% dal 2008, anche grazie al continuo processo di rinnovamento della flotta, una delle flotte più giovani al mondo.

 

“La cosa più importante che una compagnia aerea può fare per l’ambiente è investire nell’acquisto di nuovi aeromobili. La nostra strategia di avere una flotta moderna sta dando i suoi frutti, non solo per la nostra azienda e per i passeggeri, ma anche per il nostro pianeta. Il risultato dell’indagine dell’ICCT è decisamente la più alta forma di riconoscimento del nostro settore ed è la conferma che siamo sulla strada giusta. Per i viaggiatori, questo rappresenta un motivo in più per volare con noi, un modo per aiutare il nostro pianeta” – ha commentato Bjørn Kjos, Fondatore e Amministratore Delegato di Norwegian.

 

“Uno dei più importanti cambiamenti nel mercato transatlantico tra il 2014 e il 2017 è stato l’aumento dell’operatività da parte delle compagnie low cost europee e il sempre maggiore utilizzo di aeromobili nuovi e più efficienti in termini di consumi” – ha dichiarato Brandon Graver dell’ICCT, principale autore dello studio.

 

NOTA: L’International Council on Clean Transportation è un’organizzazione indipendente senza scopo di lucro nata per fornire ricerche obiettive di primo livello e analisi tecniche e scientifiche agli organismi di regolamentazione ambientale. La mission dell’organizzazione è quella di migliorare le prestazioni ambientali e l’efficienza energetica dei trasporti stradali, marittimi e aerei per favorire la salute pubblica e ridurre i cambiamenti climatici.

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Un’iniziativa che parte dal cuore di una delle regioni italiane a più alto indice di emigrazione.

Ridare vita alla casa dove suo nonno, nei lunghi inverni al mare, intrecciava cesti e dove sua nonna ha cresciuto sei figli: è questo l’obiettivo del progetto “Luisa e Gaetano house” lanciato da Anna Maria De Luca

Anna Maria è una figlia dell’emigrazione che non vuole rassegnarsi all’oblio che il tempo destina agli antichi luoghi quando non c’è più nessuno che se ne prenda cura.

Per raggiungere questo obiettivo, ha pensato di chiedere aiuto al popolo della rete, lanciando un progetto di crowdfounding finalizzato ad ospitare nel suo luogo dell’anima chi vorrà aiutarla.
E’un posto particolare, un angolo di sogno scelto in passato da santi ed eremiti per rifugiarsi a meditare e ritrovare il contatto con sé e con la natura.

 

È ancora come un tempo, silenzioso e selvaggio, racchiuso tra i quattro elementi che lo energizzano: il fuoco del vulcano di Guardia, i fondali del mar Tirreno, la terra, l’aria che sa di mare e di odori antichi.

 

“Accedere ai fondi europei è arduo, fondi privati non ne ho e quindi ho pensato che l’unico modo per far si che i sacrifici dei miei nonni non finiscano sotto un cumulo di pietre sia chiedere aiuto al popolo della rete, in particolar modo a chi è emigrato ed ha l’Italia nel cuore. Vorrei che questo posto fosse percepito come un rifugio familiare per chi vorrà aiutarmi. Penso sia perfetto per chi vuole dipingere, creare, pensare, rilassarsi, costellare, fare yoga, percorsi di crescita personale e altro ancora”.

 

E’un progetto che affonda le radici nell’emigrazione e per questo chiede aiuto anche oltreoceano per realizzare quel che secondo lei può essere la vocazione del luogo: aiutare le persone a tornare a se stesse attraverso il contatto con la natura. Parte della sua famiglia, emigrata in Argentina, fu uccisa dal regime militare perché combatteva per la libertà del Paese in cui aveva deciso di vivere.

L’altra metà, emigrata nel nord Italia, si ritrovò invece vittima dei tedeschi, con suo nonno deportato in Russia e sua nonna convinta per sette anni di essere vedova.

“L’identità dei luoghi e l’identità delle persone non sono due concetti molto distanti. Una casa, cosi come una persona, nasce cresce e muore. Per molti anni mi sono occupata di vittime innocenti e diritti umani e continuo a farlo. Con la stessa passione con la quale ho usato finora la penna per strappare all’oblio chi ha perso la vita da innocente voglio ora chiedere al web di aiutarmi a strappare dall’oblio un luogo che rappresenta l’identità non solo mia ma di tutti quelli che, come me, hanno alle spalle storie di distacchi, partenze, emigrazioni”.

 

E’un luogo energetico, un posto che può donare nuova linfa, idee ed energie a chi lo vive. Per questo Anna Maria considera un peccato non condividerlo.

“Continuare a tenerlo chiuso significherebbe privare molta gente della possibilità di vivere una esperienza positiva per la propria vita. Se ognuno contribuirà anche solo con cinque euro, il sogno dei miei nonni Luisa e Gaetano, due persone semplici e sagge, si potrà realizzare”.

Una struttura creata con il contributo di tutti e che quindi tutti dovranno sentire un po’ propria, vocata ad accogliere chi vuole lavorare sulla memoria e sull’identità condivisa, stratificata, non degli spazi ma dei luoghi.

 

L’antica casa – si trova a Fuscaldo Marina, in provincia di Cosenza – adagiata su una collina davanti al mare. Se state cercando un posto per creare, meditare, costellare, rimettervi in contatto con la terra, guardate il progetto (https://www.indiegogo.com/projects/luisa-and-gaetano-s-dream#/).

Chi non potrà contribuire economicamente potrà andare lì di persona per riscoprire anche la bellezza del lavoro manuale e condiviso, progettando e creando insieme.

 

Il link al progetto è https://www.indiegogo.com/projects/luisa-and-gaetano-s-dream#/


Sito:  http://luisaegaetano.house/it/ (anche su Twitter e Facebook)


Per contatti: Anna Maria De Luca – Mail             deluam@yahoo.it 

 

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Turismo in Italia con il segno più.

Incremento del 3% nel 2015 e stesso trend per i successivi 3 anni, queste le risultanze dell’Osservatorio Parlamentare per il Turismo, comunicate il 22 novembre scorso a Roma.

• Il settore turistico in Italia vale 171 miliardi di euro (11,8% del PIL) e dà lavoro a 3,1 milioni di persone
• Aumentano gli arrivi stranieri: +4% nel 2015 con spesa in aumento del 5%
• Presentati il “Piano Strategico Nazionale 2017-2020” e il “2° Rapporto sulla programmazione regionale turistica 2016”

 

Si è svolto su iniziativa dell’Osservatorio Parlamentare per il Turismo, Associazione di deputati e senatori presieduta dall’On. Ignazio Abrignani, il Convegno “Strategie e Risorse per il Turismo Italiano”, con la partecipazione del Sottosegretario al Turismo Dorina Bianchi.

A introdurre i lavori l’On. Abrignani che afferma: “Il turismo rappresenta per l’Italia una risorsa straordinaria. Non si tratta solamente di un incredibile volano per la ripresa economica del nostro Paese, ma crea sviluppo durevole per i territori in cui è presente. Il settore turistico è cresciuto e continuerà a crescere, come dimostrano i dati. Infatti, a partire da oggi fino al 2018, prevediamo un’ulteriore crescita del 3% riferita agli arrivi in Italia. Il turismo si conferma quindi un asset fondamentale per il nostro Paese che deve continuare ad accreditarsi – sia a livello globale sia a livello europeo – come destinazione d’eccellenza. A livello di risorse da creare e destinare allo sviluppo del turismo italiano, un passo in avanti è stato il decreto fiscale con un emendamento che consentirà di digitalizzare interamente (dal 1° gennaio 2018) il tax free shopping in Italia, con l’estensione a tutti gli aeroporti del sistema O.T.E.L.L.O.*, consentendo così una netta riduzione delle frodi I.V.A. e la creazione di un maggior gettito per lo Stato anche grazie alla “shopping experience” dei turisti internazionali senza più code per ottenere il visto doganale per il rimborso I.V.A.. Anche la prossima riforma Costituzionale vede realizzarsi un obiettivo da sempre dell’Osservatorio: la promozione del Paese Italia riportata allo Stato e non più devoluta in mille rivoli alle Regioni”

 

Nel corso del Convegno, Francesco Palumbo, Direttore Generale Turismo Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha presentato il “Piano Strategico del Turismo 2017-2020”, documento che dota il Paese di nuove linee strategiche in grado di aiutare l’Italia ad acquisire una nuova leadership fondata su sostenibilità, innovazione e competitività.

Anzitutto attraverso una piena integrazione delle attività da parte delle Istituzioni e degli operatori del settore. Rivoluzione digitale, adeguamento della rete infrastrutturale, marketing innovativo, riduzione degli oneri burocratici e fiscali, sono alcuni dei punti fermi del Piano, che mette al centro il turismo in termini di crescita economica.

Il tutto dovrà allinearsi a un settore in profonda trasformazione, dove la sharing economy già contribuisce per il 15% al mercato turistico, i prodotti personalizzati prevalgono su quelli standard (solo un turista straniero su 10 arriva in Italia con un viaggio organizzato) – e il web è il luogo dove si decide e si acquista il viaggio (il 68% dei viaggiatori ricerca online luogo e modalità del viaggio).

 

La giornata ha visto anche la presentazione della 2° Edizione del “Rapporto sulla Programmazione regionale turistica 2016”, un lavoro di analisi di tutti i programmi di sviluppo regionale, che serviranno a ridare ossigeno al turismo nazionale.

“Per evitare che un documento così ampio e bisognoso di un continuo aggiornamento possa diventare in poco tempo obsoleto sarebbe auspicabile” ha dichiarato il Presidente di Federturismo Gianfranco Battisti – “far diventare questa presentazione un appuntamento annuale attraverso il riconoscimento istituzionale del Rapporto da parte del Mibact. Così come riteniamo altrettanto rilevante poter costituire un Osservatorio Fondi UE-SIE per il turismo, per indirizzare meglio e con maggior coerenza impegni e spese anche rispetto alle azioni del Piano Strategico 2016-2022”.

 

A chiudere il Convegno il Sottosegretario al MIBACT con delega al turismo Dorina Bianchi “L’obiettivo del Piano Strategico del Turismo 2017 – 2022” – ha sottolineato – “è di accrescere il ruolo dell’Italia nel mercato turistico globale, aumentando la competitività del sistema turistico nazionale attraverso un’azione integrata e territoriale. A tal fine abbiamo cambiato metodo e abbiamo lavorato come Ministero, in collaborazione con tutti gli stakeholders del settore, in particolare con le Regioni per promuovere il “brand Italia”.

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