Biokat’s Diamond Care MultiCat Fresh Lettiera per Gatti con Carbone Attivo, appositamente sviluppata per Famiglie con più Gatti

Marca: Biokat’s

Caratteristiche:

  • Formula FreshLock 2 in 1 – La combinazione di carbone attivo e AromaProtect è stata appositamente studiata per le esigenze elevate di famiglie con più gatti.
  • Formazione di grumi – La grana fine è estremamente efficace e crea grumi particolarmente piatti che facilitano la pulizia della lettiera.
  • Carbone attivo – Realizzato con una materia prima rinnovabile, il carbone attivo contenuto garantisce un efficace assorbimento degli odori e del bagnato.
  • Contenuto della confezione – 1 sacco di lettiera da 8 litri Biokats Diamond Care Multi Cat Fresh al profumo di fiori di cotone; made in Germany.
  • Conservazione – Chiudere la confezione e conservare la lettiera in bentonite Biokat’s sempre in un luogo asciutto.

Dettagli: Descrizione prodotto Biokat’s Diamond Care MultiCat Fresh è un prodotto ideale e fatto su misura per le esigenze delle famiglie con più gatti. La caratteristica speciale di Diamond Care MultiCat fresh di Biokat’s è la formula 2 in 1 FreshLock Formula™, che assorbe totalmente gli odori sgradevoli nelle case con più gatti e garantisce una duratura freschezza. La sua composizione basata sull’unione di AromaProtect Formula e Carbone Attivo, garantisce la massima neutralizzazione del cattivo odore e allo stesso tempo rende la lettiera per gatti igienica e profumata di fresco. Il carbone attivo neutralizza ed assorbe in modo altamente efficace i cattivi odori. Si formano zolle stabili particolarmente facili da rimuovere. Diamond Care MultiCat fresh di Biokat’s non produce polvere. Di conseguenza, la lettiera è adatta anche ai gatti sensibili. Contenuto della confezione 1.

Biokat’s Diamond Care MultiCat Fresh Lettiera per Gatti con Carbone Attivo, appositamente sviluppata per Famiglie con più Gatti

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Biokat’s Diamond Care MultiCat Fresh Lettiera per Gatti con Carbone Attivo, appositamente sviluppata per Famiglie con più Gatti

Marca: Biokat’s

Caratteristiche:

  • Formula FreshLock 2 in 1 – La combinazione di carbone attivo e AromaProtect è stata appositamente studiata per le esigenze elevate di famiglie con più gatti.
  • Formazione di grumi – La grana fine è estremamente efficace e crea grumi particolarmente piatti che facilitano la pulizia della lettiera.
  • Carbone attivo – Realizzato con una materia prima rinnovabile, il carbone attivo contenuto garantisce un efficace assorbimento degli odori e del bagnato.
  • Contenuto della confezione – 1 sacco di lettiera da 8 litri Biokats Diamond Care Multi Cat Fresh al profumo di fiori di cotone; made in Germany.
  • Conservazione – Chiudere la confezione e conservare la lettiera in bentonite Biokat’s sempre in un luogo asciutto.

Dettagli: Descrizione prodotto Biokat’s Diamond Care MultiCat Fresh è un prodotto ideale e fatto su misura per le esigenze delle famiglie con più gatti. La caratteristica speciale di Diamond Care MultiCat fresh di Biokat’s è la formula 2 in 1 FreshLock Formula™, che assorbe totalmente gli odori sgradevoli nelle case con più gatti e garantisce una duratura freschezza. La sua composizione basata sull’unione di AromaProtect Formula e Carbone Attivo, garantisce la massima neutralizzazione del cattivo odore e allo stesso tempo rende la lettiera per gatti igienica e profumata di fresco. Il carbone attivo neutralizza ed assorbe in modo altamente efficace i cattivi odori. Si formano zolle stabili particolarmente facili da rimuovere. Diamond Care MultiCat fresh di Biokat’s non produce polvere. Di conseguenza, la lettiera è adatta anche ai gatti sensibili. Contenuto della confezione 1.

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Didacta, torna a Firenze il più importante appuntamento sul mondo della scuola

FIRENZE – Dal 9 all’11 ottobre si svolge a Firenze la terza edizione di Didacta Italia, il più importante appuntamento fieristico sul mondo della scuola, che trasformerà per tre giorni il capoluogo toscano nella capitale europea della scuola del futuro.

Didacta Italia ha l’obiettivo di favorire il dibattito sul mondo dell’istruzione tra gli enti, le associazioni e gli imprenditori, per creare un luogo di incontro tra le scuole e le aziende del settore.

Anche quest’anno la Regione Toscana sarà presente con un suo stand, realizzato con il contributo del Fondo sociale europeo, che avrà un’estensione maggiore rispetto alle scorse edizioni (200 mq nel Padiglione Cavaniglia e 80 mq nel Padiglione Spadolini) per dare ancora più spazio e risalto alle attività regionali ed alle eccellenze presenti nella nostra regione.

Le attività seminariali saranno quest’anno particolarmente arricchite, grazie anche alla collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale (Usr) e con altri assessorati regionali. Saranno coinvolti quindi più di 1.500 tra docenti e dirigenti scolastici, che potranno quindi partecipare ad una serie di momenti formativi ed informativi.

Eventi e attività “in mostra” a Didacta
Durante la tre giorni della Fiera verranno presentati progetti ed eventi che hanno caratterizzato l’attività dell’assessorato all’istruzione, come l’evento “Transizioni Scuola-Lavoro nelle politiche giovanili della Regione Toscana” nel quale ad ampio raggio saranno trattati gli argomenti Garanzia Giovani, Eures, Apprendistato, Alternanza Scuola Lavoro.

In collaborazione con l’Usr, solo per citare i più importanti, verranno presentati il progetto Toscana Musica e quelli di educazione ambientale e sulla figura di Aldo Moro.

In collaborazione con l’assessorato a cultura, università e ricerca saranno previsti momenti di approfondimento e di confronto che consentiranno ai docenti di avere una panoramica completa su una serie di progettualità attive in ambito di pari opportunità, rispetto dei diritti umani, cultura di pace ed educazione finanziaria. Argomenti che rappresentano sicuramente un bagaglio di informazione e conoscenza essenziale per le ragazze e i ragazzi. In collaborazione con l’assessorato all’agricoltura, e rivolto in particolare agli studenti e docenti degli istituti alberghieri, sono previsti dei momenti dedicati alla valorizzazione dell’olio extravergine d’oliva e del pane toscano, per un loro corretto utilizzo in cucina.

Le premiazioni
Particolare attenzione e visibilità sarà data agli studenti ed alle scuole che si sono distinte. Diversi infatti saranno i momenti dedicati alle premiazioni di quelle realtà che si sono distinte sia a livello regionale che a livello nazionale (in collaborazione con l’Usr) inoltre sarà anche l’occasione per premiare le scuole di secondo grado risultate vincitrici di Festival indetti da Regione Toscana (previsti anche riconoscimenti in denaro). Premiazioni anche per le best practices realizzate nell’ambito dei Progetti educativi zonali (Pez) su argomenti come l’inclusione degli alunni stranieri e degli alunni con disabilità, il contrasto al disagio e l’orientamento scolastico.

La “Toscana che fa scuola”
Anche in questa edizione verranno valorizzate  le esperienze positive ed innovative di una “Toscana che fa scuola”: più di 400 tra studenti e studentesse animeranno quotidianamente gli spazi regionali, presentando le loro esperienze progettuali realizzate nei percorsi scolastici, attraverso dimostrazioni, attività e laboratori, ma anche con i momenti di improvvisazione dei flash mob.

Il  sistema degli Istituti tecnici superiori (Its) quest’anno sarà rappresentato dalla Fondazione Mita che riprodurrà in piccolo una linea di produzione (smart factory).

Sarà allestita un’aula scolastica seguendo la modalità didattica del progetto regionale “Senza zaino” e quindi con mobilio funzionale con una grande varietà di strumenti didattici sia tattili che digitali.

Non mancherà poi lo spazio dedicato alle Imprese didattiche e agli Istituti alberghieri. Gli studenti della la Rete Musicale Toscana ReMuto animeranno con i loro strumenti lo spazio espositivo, mentre gli studenti aspiranti giornalisti del Progetto QUInos, daranno aggiornamenti e notizie sulle attività ed avvenimenti che si susseguiranno nei tre giorni di Manifestazione.

Le opportunità delle politiche regionali
Spazi dedicati all’informazione ed alle opportunità messe in campo dalle politiche regionali rivolte a studenti, insegnanti e mondo della scuola in generale, attraverso i punti dedicati a  Giovanisì, Garanzia Giovani e Trio. Sarà presente Arti (Agenzia regionale toscana per l’impiego) affinché ancora più evidente sia il necessario raccordo e rafforzamento sinergico tra il mondo dell’istruzione e  formazione con il mondo del lavoro. Priorità delle politiche regionali è infatti la creazione di dialogo ed alleanze progettuali per favorire lo scambio e l’interazione  tra il “mondo del sapere ed il mondo del fare”.

Ospite della Regione Toscana sarà la Rete degli Istituti storici della Resistenza Toscani e Lanterne Magiche-La Scuola con il Cinema il programma di formazione ed educazione all’immagine e al linguaggio audiovisivo di Fondazione Sistema Toscana, finalizzato a far acquisire consapevolezza e senso critico alle nuove generazioni di “spettatori”.

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L’Ue va avanti a più velocità ma non lo scrive: ecco la bozza della dichiarazione di Roma. Sabato la firma (DOCUMENTO)

“Agiremo insieme quando possibile, con ritmi e intensità diversi quando sarà necessario, come abbiamo fatto in passato all’interno della cornice dei trattati e lasciando la porta aperta a coloro che vogliono unirsi dopo. La nostra Unione non è divisa ed è indivisibile”. E’ il passaggio chiave della dichiarazione che i 27 leader europei contano di firmare a Roma sabato prossimo, in occasione delle celebrazioni per i 60 anni della firma dei Trattati di Roma, fondativi dell’Ue.

Dall’ultima bozza dell’agenda comune – di cui Huffington Post è in possesso, mentre gli sherpa dei vari Stati continuano a limare il testo – sparisce la parola ‘speed’, velocità, a favore di un più morbido ‘pace’, che in inglese vuol dire velocità ma anche ritmo, andamento. E’ l’escamotage che si spera possa bastare a vincere le resistenze della Polonia e dei paesi dell’Est spaventati dalla prospettiva annunciata tempo fa da Angela Merkel. E cioè di un nucleo europeo che va avanti, con gli altri che seguono per superare le lentezze e gli ostacoli di un’Unione grande e pachidermica. I paesi dell’est temono di essere lasciati indietro. E non solo loro.

Ma in vista di sabato si pone l’accento ancora sull’unità per salvare ancora una volta le apparenze ed uscire con una dichiarazione comune. E forse ci si sta riuscendo.

Dalle informazioni che arrivano a Palazzo Chigi, paese ospitante e dunque in prima linea nell’organizzazione dell’evento al Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, la Polonia non si metterà di traverso sabato prossimo. La dichiarazione comune dovrebbe quindi essere firmata da tutti i leader, tranne Theresa May, la premier britannica che invece non sarà a Roma ma che proprio oggi ha annunciato per il 29 marzo la data di attivazione dell’articolo 50 dei trattati per mettere in pratica la Brexit. Anche qui: fair play istituzionale tra Londra e Bruxelles interessate a non pestarsi i piedi a vicenda.

Tutto tranquillo dunque per sabato? Dal punto di vista della sicurezza no, viste le tantissime manifestazioni annunciate. Ma anche tra i 27 leader non regna ottimismo, naturalmente. I 60 anni dei trattati fondativi dell’Ue cadono nel punto di crisi più acuta per l’Unione da quando è nata. E la dichiarazione di Roma non promette nulla di incisivo, se non un lavoro che comincia pian piano a vincere le resistenze sull’Europa a due velocità.

Proprio per garantire questo risultato, la dichiarazione di Roma si manterrà vaga, come spesso accade nei passaggi chiave dell’Ue. Non espliciterà i criteri che porteranno un nucleo di paesi europei a procedere più avanti e più in fretta di altri. Non chiarirà fino in fondo i dubbi sul perimetro tra ‘serie A’ e ‘serie B’, per citare una dei timori più espressi rispetto al disegno della Cancelliera tedesca.

Tuttavia la dichiarazione dovrebbe calcare molto sulla sicurezza comune (“Safe and secure Europe…”) e su un sistema di difesa comune europeo che non crei “duplicati della Nato”. Anche quest’ultima rassicurazione è stata inserita nel tentativo di placare le ansie dei paesi dell’Est, che hanno sempre avuto il loro scudo anti-Mosca nell’Alleanza Atlantica peraltro messa in discussione dal riavvicinamento la Russia e gli Usa nell’era Trump.

La difesa comune è il quarto e ultimo punto dell’Agenda di Roma:

Un’Europa più forte sulla scena globale: un’Unione che costruisce nuove partnership e promuove stabilità e prosperità nelle sue immediate vicinanze a est e sud, ma anche in Medio Oriente, in Africa e globalmente; un’Unione pronta a prendersi più responsabilità e a sostenere la creazione di una industria della difesa più integrata, un’Unione impegnata a rafforzare la propria sicurezza e difesa comune, assicurando complementarietà ed evitando duplicati della Nato; un’Unione che protegga un sistema multi-laterale, orgogliosa dei propri valori e che protegga la sua gente, promuovendo il libero scambio e una politica positiva sul clima.

Altro punto dell’agenda quello su un’Europa “prospera e sostenibile”, che crei “crescita laddove un mercato unico vasto e in sviluppo e una moneta unica stabile e ulteriormente rafforzata aprono autostrade alla crescita, competitività, innovazione, scambio”. E c’è un punto anche sull’Europa “sociale”, che promuova “progresso sociale ed economico e coesione e convergenza, considerando la varietà dei modelli sociali e il ruolo chiave dei partner sociali; che promuova uguaglianza di genere, diritti e pari opportunità per tutti; che combatta le discriminazioni, l’esclusione sociale, la povertà…”.

“Ci siamo uniti per il meglio. L’Europa è il nostro futuro comune”, si conclude la bozza di dichiarazione. Per sapere chi andrà avanti e chi no, bisognerà aspettare ancora.

Qui sotto il testo integrale della bozza di dichiarazione comune:

We, the representatives of 27 Member States and the Institutions of the EU, take pride in the achievements of the European Union: the construction of European unity is a bold, far-sighted endeavour. Sixty years ago, recovering from the tragedy of two world wars, we decided to bond together and rebuild our continent from its ashes. We have built a Union with common institutions and strong values, a unique community of peace, democratic rights and the rule of law.

European unity started as the dream of a few, it became the hope of the many. Then Europe became one again. Today, we are united and stronger: hundreds of millions of people across Europe benefit from living in an enlarged Union that has overcome the old divides.

The European Union is facing unprecedented challenges, both global and domestic: regional conflicts, terrorism, growing migratory pressures, protectionism and social and economic inequalities. We are confident that the EU is capable of addressing these challenges of a rapidly changing world and offers to its citizens both security and new opportunities.

We are determined to make the EU stronger and more resilient, through even greater unity and solidarity amongst us. Unity is both a necessity and our free choice Taken individually, we would be sidelined by global dynamics. Standing together is our best chance to influence them, and to defend our common interests and values. We will act together whenever possible, at different paces and intensity where necessary, as we have done in the past within the treaty framework and leaving the door open to those who want to join later. Our Union is undivided and indivisible.

In the 10 years to come we want a Union that is safe and secure, prosperous and sustainable, with an enhanced social dimension, and with the will and capacity of playing a key role in the global world. We want a Union where citizens have new opportunities for cultural, social development and economic growth. We want a Union which remains open to those European Countries that fully share our values.

In these times of change, we commit to the Rome Agenda, and pledge to work towards:

1. A safe and secure Europe: a Union where all citizens feel safe and can move freely, where our external borders are secured and where migration is managed effectively, humanely and in respect of international norms; a Europe determined to fight terrorism and organised crime.

2. A prosperous and sustainable Europe: a Union which creates growth, where a vast and developing Single Market and a stable and further strengthened single currency opens avenues for growth, competitiveness, innovation and exchange; a Union promoting sustained and sustainable growth, through investment, structural reforms and the completion of the Economic and Monetary Union; a Union where economies converge; a Union where energy is secure and affordable and the environment clean and safe.

3. A social Europe: a Union which promotes economic and social progress as well as cohesion and convergence, taking into account the variety of social models and the key role of social partners; a Union which promotes gender equality and rights and equal opportunities for all; a Union which fights discrimination, social exclusion and poverty; a Union where young people receive the best education and training and can study and find jobs across the continent; a Union which preserves cultural diversity and promotes our cultural heritage.

4. A stronger Europe on the global scene: a Union building new partnerships and promoting stability and prosperity in its immediate neighbourhood to the east and south, but also in the Middle east and across Africa and globally; a Union ready to take more responsibilities and to assist in creating a more integrated defence industry, a Union committed to strengthening its common security and defence, ensuring complementarity and avoiding duplications with the North Atlantic Treaty Organisation; a Union protecting a rule-based multilateral system, proud of its values and protective of its people, promoting free and fair trade and a positive global climate policy.

We will pursue these objectives, firm in the belief that Europe’s future lies in our own hands and that the European Union is the best tool to achieve our objectives. We pledge to listen to the concerns expressed by our citizens. We will work together at the level that makes a real difference, be it the EU, national, regional, or local, and in a spirit of loyal and close cooperation, both among Members States and between them and the EU Institutions. We will allow for the necessary room of manoeuvre at the various levels to strengthen Europe’s innovation and growth potential. We want the Union to be big on big issues and small on small ones, in line with the principle of subsidiarity. We will promote a more effective and transparent decision-making process and better delivery.

We as leaders, working together within the European Council and among the Institutions, will ensure that today’s agenda is implemented, so to become tomorrow’s reality. We have united for the better. Europe is our common future.

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G-20, il protezionismo non è più un tabù. Scontro fra Usa e Europa su economia e ambiente. Il ruolo della Cina

I primi segni dell’impronta che l’America di Donald Trump vorrebbe dare all’economia mondiale si sono manifestati nel compromesso al ribasso adottato dal G-20 di Baden Baden, in Germania. Nella dichiarazione finale poche e deboli parole (“Lavoriamo per rafforzare il contributo del commercio alle nostre economie”) e un grande assente: la lotta al protezionismo che negli ultimi dieci anni era stato il tratto distintivo dei big dell’economia e della finanza. La musica è cambiata e il marchio del direttore d’orchestra, cioè il presidente degli Stati Uniti, ha portato a una riscrittura dello spartito che l’economia globale si appresta a eseguire. Come e in che misura è ancora da verificare e dipenderà da come gli altri player proveranno a rilanciare la propria visione.

Tutto in uno scenario dove la dialettica-scontro tra il protezionismo e il libero scambio si intreccia a interessi nazionali, come quello del suprlus della Germania e di una Cina che ha la necessità di spingere sull’acceleratore del liberismo puro per reggere il passo di un’economia americana ritornata sugli scudi.

Se a ciò si aggiunge che il comunicato del G-20 non fa riferimento alla lotta ai cambiamenti climatici, suggellata con l’accordo di Parigi Cop21, si capisce bene come Trump non solo abbia rovesciato le politiche del suo predecessore, Barack Obama, ma abbia anche rotto gli equilibri che avevano avvicinato i tre player mondiali più influenti, cioè Usa, Cina ed Europa.

Il silenzio del G-20 sul contrasto al protezionismo segna il terzo step della strategia dispiegata da The Donald negli ultimi giorni, dopo i tagli del 30% all’Agenzia per la protezione ambientale previsti nel piano americano “American first” e la linea di chiusura sugli immigrati e i rifugiati, ribadita ieri nell’incontro alla Casa Bianca con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Uno schema, quello del protezionismo, che Trump mira a inserire nel contesto dell’economia mondiale come fattore destabilizzante di un quadro caratterizzato da forte instabilità e da una crescita che vacilla, soprattutto in Europa. Trump ha affidato al segretario del Tesoro, Steven Mnuchin, la sua strategia al G-20. “Crediamo in un commercio libero, ma equilibrato, che riduca gli eccessi”, ha affermato Mnuchin e il tema che animerà da oggi in poi l’economia globale sta proprio nel punto di caduta di questo equilibrio.

Gli Usa vogliono un equilibrio che miri a proteggere maggiormente la loro economia rispetto ad oggi. Per l’America la minaccia è la grande esposizione che molti Paesi, Germania in primis, hanno verso il suo mercato. Basta pensare a Berlino: l’export tedesco negli Stati Uniti ha toccato quota 113,73 miliardi, mentre il flusso inverso, cioè le importazioni di prodotti e merci americane in Germania sono state appena pari a 59,30 miliardi. Una differenza che per Berlino vale un surplus di quasi 50 miliardi di euro. Troppo per non spingere Trump a correre ai ripari: prima la minaccia di introdurre una tassa sulle importazioni delle Bmw prodotte in Messico. In attesa di capire se il presidente americano passerà alle misure pesanti, come la border tax per frenare le importazioni, gli Usa danno un primo segnale, e forte, al G-20, ma non chiudono la porta in faccia agli altri Paesi. Per questo Mnuchin si dice “fiducioso” di riuscire a collaborare “costruttivamente” sui macro temi della crescita globale e della stabilità finanziaria. E il braccio di ferro potrebbe passare anche attraverso il cambio del dollaro. Con la Banca centrale europea che potrebbe finire sotto ulteriore pressione per una normalizzazione monetaria che pone un sacco di problemi, in Europa e in Italia.

Il dinamismo dell’America si contrappone alla posizione degli altri player. La Cina esce sconfitta da questo G-20: le raccomandazioni del ministro delle Finanze, Xiao Jie, sulla necessità di opporsi al protezionismo “in modo deciso” si sono rivelate insufficienti per far convergere il G-20 su una posizione diversa rispetto a quella assunta nel comunicato finale. A pagare lo scotto di un’America che vuole lasciare il segno è anche l’Europa. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha affermato chiaramente che ci aspettava ben altro sul tema del commercio. Lecca le ferite anche la Francia, che aveva fatto da casa madre all’accordo sul clima di Parigi. Il ministro dell’Economia francese, Michel Sapin, esprime tutto il suo rammarico per il fatto che nella dichiarazione finale non si faccia riferimento al tema dell’ambiente. “È un vero peccato che nelle discussione odierna siamo stati incapaci di raggiungere qualsiasi accordo soddisfacente”. Parole di resa.

La partita per la direzione da imprimere all’economia globale è entrata nel vivo. Intanto, per non farsi troppo male, i Paesi del G-20 hanno deciso di non dare vita a una guerra tra le valute: si sono impegnati a consultarsi in modo assiduo sui tassi di cambio e a evitare svalutazioni competitive. Sarà una sfida alla pari. Almeno sulla carta.


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Dopo la “bomba Verdini”, alcuni dei suoi chiedono per lui un ruolo più marginale: “Non sia più il frontman”

Una sentenza così non se la aspettava nessuno. Che il Tribunale di Firenze condannasse Denis Verdini in primo grado nell’ambito del processo per il crac del Credito cooperativo fiorentino era messo in conto, ma i nove anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici sono stati una bomba per il gruppo Ala del Senato e per quello di Ala-Scelta civica della Camera. Nel day after si registra lo smarrimento generale e la richiesta, da parte di alcuni, che il senatore toscano abbia in futuro un ruolo sempre più marginale all’interno del nuovo soggetto politico che i cosiddetti verdiniani e i transfughi di Scelta civica dovrebbero far nascere già questo mese in vista delle prossime elezioni.

Il gruppo della Camera intanto vacilla, qualcuno è in bilico . Almeno due deputati provenienti da quella che fu Scelta Civica non nascondono la loro delusione e anche la voglia forse di tornare con il gruppo che adesso ha preso il nome di Civici innovatori. Si temporeggia per vedere cosa succederà nei prossimi giorni. Appunto, se ci sarà la convention per fondare un nuovo soggetto politico: “Ci siamo uniti per fare un percorso insieme, nella consapevolezza che bisognasse superare Scelta Civica e Ala”, spiegano alcuni di Sc, per il quali: “Adesso bisogna cambiare in qualcosa di nuovo e Verdini non può più avere quel ruolo che aveva prima, insomma non potrà più essere il frontman”.

Uno dei colonnelli di Verdini, tra i più vicini, dice però di non essere affatto preoccupato di eventuali emorragie, anzi. Se qualcuno degli ultimi arrivati andrà via – questo è il ragionamento – è anche meglio. “In vista delle elezioni se vanno via 6-7 persone si liberano posti in lista. Anche perché sono persone che non hanno voti, in questo modo noi avremmo più candidature da offrire”.

Al Senato per adesso il gruppo tiene a parte i due, Giuseppe Ruvolo e Riccardo Conti, che hanno lasciato Denis Verdini poche settimane fa per passare con l’Udc. Fughe immediate non dovrebbero essere in programma, ma è possibile che nelle prossime settimane qualcuno provi ad riavvicinarsi a Forza Italia, annusando i colleghi di Palazzo Madama ma gli azzurri garantiscono: “È complicato un loro rientro alla vigilia delle elezioni”. Insomma, Silvio Berlusconi è una persona buona ma i suoi non glielo permetteranno o comunque saranno gli ultimi a poter pretendere un posto lista.

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Telefono di Adolf Hitler venduto all’asta negli Usa per 243mila dollari: “Una delle armi più distruttive di tutti i tempi”

A causato milioni di morti e ora è stato venduto all’asta per un cifra davvero alta. Il telefono di Adolf Hitler è stato infatti battuto per 243.000 dollari. Ritrovato nel bunker del Fuhrer a Berlino, è stato conservato finora in una scatola in una tenuta di campagna inglese ed è stato venduto dalla case di aste Alexander Historical Auctions, a Chesapeake City, in Maryland. Nel presentarlo ai potenziali acquirenti è stato descritto come “una delle armi più distruttive di tutti i tempi, avendo causato la morte di milioni di persone”.

Ad aggiudicarsi il telefono, realizzato in bachelite dall’impresa tedesca Siemens, è stato un “collezionista privato del Nord America”, ha spiegato il vice presidente di Alexander Historical Auctions, Andreas Kornfeld, senza fornire altri dettagli sul misterioso compratore.

Fino a oggi il dispositivo era rimasto in una valigetta di cuoio che il britannico Ranulf Rayner, 82 anni, aveva ereditato dal padre, il brigadiere Ralph Rayner, forse il primo militare non sovietico a entrare nel bunker di Hitler. Originariamente il telefono, che Hitler ricevette dalla Wehrmacht e usò negli ultimi due anni della Seconda guerra mondiale (1939-1945), era di colore nero, ma fu poi dipinto di rosso. Oggi si presenta infatti rosso, con la vernice screpolata. Sul retro dell’apparecchio si legge chiaramente il nome di Adolf Hitler a stampatello, inciso insieme all’aquila e alla svastica che adottò come simbolo del partito nazista.

“È stato il dispositivo mobile di distruzione di Hitler”, sottolinea la casa d’asta, precisando che probabilmente il leader del Terzo Reich diede alcuni dei suoi ultimi ordini con questo telefono prima di suicidarsi il 30 aprile del 1945 nel ‘Führerbunker’, cioè nel suo rifugio antiaereo sotterraneo a Berlino.

Alcuni giorni dopo che l’esercito sovietico aveva preso il controllo di Berlino, il brigadiere Ralph Rayner eseguì un ordine del maresciallo da campo britannico Bernard Montgomery, che nella Luneburg Heath aveva accettato la resa incondizionata delle forze naziste dispiegate in Germania, Olanda e Danimarca. Rayner (1896-1977) ricevette dunque l’incarico di stabilire un contatto con l’armata rossa a Berlino, dove fu finalmente ricevuto dai soldati sovietici, che lo invitarono a visitare il bunker di Hitler.

Come regalo, i militari sovietici gli offrirono il telefono nero trovato nella stanza di Eva Braun, compagna del Führer, ma l’ufficiale britannico rifiutò l’offerta con educazione e scelse un altro telefono, rosso, che era vicino al letto di Hitler. “Disse ai russi che era il suo colore preferito, il che piacque abbastanza ai russi”, ha raccontato recentemente alla Cnn il figlio del brigadiere, che ha appunto conservato il telefono in una casa di campagna in Inghilterra fino all’asta.

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In Svizzera cittadinanza più facile per i nipoti degli immigrati. Il fronte del Sì vince il referendum con il 60,4%

Sarà ora più facile ottenere l’ambito passaporto elvetico per i nipoti di immigrati, tra i quali molti italiani, nati e cresciuti in Svizzera. Chiamati oggi alle urne, gli elettori della Confederazione hanno infatti approvato con il 60,4% una modifica costituzionale sulla naturalizzazione agevolata per i giovani stranieri di terza generazione. Il testo ha ottenuto anche la maggioranza dei cantoni: 19 su 26 hanno votato sì.

Finora – ricorda l’agenzia di stampa svizzera Ats – i progetti per facilitare l’ottenimento della cittadinanza da parte dei discendenti di immigrati non avevano mai superato lo scoglio delle urne. Oggi invece il consenso è stato ampio, con punte superiori al 70% nei cantoni di Giura, Vaud, Ginevra e Neuchatel. Per i giovani stranieri di terza generazione sarà dunque un pò più semplice e meno costoso ottenere il passaporto rossocrociato, anche se non sarà automatico. Gli stranieri dovranno infatti candidarsi e potranno beneficiare della procedura agevolata solo se nati sul territorio elvetico, se hanno meno di 25 anni, detengono un permesso di domicilio ed hanno frequentato almeno 5 anni di scuola dell’obbligo in Svizzera. Inoltre, almeno uno dei genitori ed uno dei nonni devono tra l’altro aver soggiornato in Svizzera.

Soddisfatto, il governo ha sottolineato che gli aspiranti dovranno dimostrare la loro integrazione. La ministra di giustizia e polizia Simmonetta Sommaruga ha ricordato che ne approfitteranno 25 mila giovani, soprattutto italiani, spagnoli e portoghesi, che con procedura agevolata otterranno “il passaporto della loro patria, quello svizzero”.

La naturalizzazione facilitata era sostenuta da tutti i grandi partiti, ad eccezione del partito di destra Udc che ha fatto campagna contro agitando la paura di giovani non integrati e dell’Islam con manifesti raffiguranti una donna con il niqab. Per la deputata socialista Ada Marra, di origini pugliesi, si tratta di una “grande vittoria”. Le nuove disposizioni – scrive l’Ats – potrebbero entrare in vigore l’anno prossimo insieme alle modifiche della Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera.

Severa sconfitta del governo invece per la Riforma dell’imposizione delle imprese, secondo tema in votazione a livello federale bocciato da oltre il 59% dei votanti. Il progetto approvato dal parlamento era combattuto da un referendum del Partito socialista. Scopo della Riforma, che godeva dell’appoggio delle maggiori organizzazioni economiche, era di adeguare ai nuovi standard internazionali il sistema fiscale svizzero, ed in particolare i regimi speciali ideati per attirare holding, società miste e società di domicilio. La Riforma prevedeva di sopprimere l’imposizione ridotta delle società con statuto speciale e nuove misure di sgravio fiscale per promuovere innovazione e attività di ricerca e sviluppo.

Senza sorprese, gli svizzeri hanno infine approvato con il 61,9% di Sì la creazione di un Fondo per finanziare le strade nazionali e il traffico d’agglomerato.

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Sanremo 2017, tra gli ospiti della terza puntata Maria Pollacci, ostretrica che ha fatto nascere più di 7mila bambini

Dopo gli eroi di Rigopiano e l’impiegato che non ha mai preso un giorno di ferie, alla terza puntata di Sanremo 2017 c’è spazio per un’altra storia di tutti i giorni, incredibile ma vera al 100%. Quella di Maria Pollacci, 92 anni compiuti e un lavoro di ostetrica a volte ancora professato. Il web è impazzito per lei, anche se la polemica non si è fatta attendere.

Il primo parto nel 1945, l’ultimo sarà tra poche ore: la vecchietta dei record ha aiutato moltissime madri a dare alla luce i propri bambini nel corso di più di 60 anni di carriera. 7642, è questo il numero delle nascite avvenute grazie a Maria, che sul palco dell’Ariston ha confermato quello che tutti sospettavano: “Si tratta del lavoro più bello in assoluto”. La canzone preferita del Festival? “Son tutte belle le mamme del mondo“, ovviamente.

Estasiati dallo spirito giovanile della donna, molti utenti di Twitter hanno espresso il desiderio di carpire dalla signora Maria l’elisir di lunga vita. Ma c’è anche chi – come Beatrice Dondi, giornalista dell’Espresso – ha polemizzato: “Mi sfugge il motivo per cui ricordano i giovani disoccupati e si invitano gli impiegati stacanovisti e le ostetriche 92enni”.


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La dieta di chi mangia pasta è più sana. Chi la mangia regolarmente assume più nutrienti fondamentali

Portare la pasta a tavola regolarmente riflette una maggiore attenzione alla alimentazione sana: infatti una indagine condotta dalla Nutritional Strategies, Inc. per conto della associazione americana dei produttori di pasta (National Pasta Association) svela che, in generale, coloro che mangiano regolarmente la pasta tendono complessivamente ad avere una dieta più sana. Lo studio è stato presentato al meeting annuale della Obesity Society tenutosi di recente a New Orleans.

Gli esperti hanno raccolto informazioni sul consumo di pasta di un grande campione di individui ed hanno confrontato i dati raccolti con quelli sul quanto è sana e aderente alle più recenti linee guida nutrizionali americane l’alimentazione di ciascun volontario. Per effettuare questa misura gli esperti hanno usato un indice ad hoc chiamato USDA’s Healthy Eating Index-2010.

E’ emerso che coloro che risultavano avere una dieta sana e in linea con le correnti linee guida erano soprattutto quelli che consumavano pasta abitualmente. In particolare questi ultimi tendono ad assumere di più quei nutrienti critici che sono carenti nell’alimentazione di quasi tutte le persone (folato, magnesio, fibre, ferro), ad assumere più vitamine e minerali e a consumare meno zuccheri aggiunti, grassi saturi.

Questo studio, insomma, non trae nessuna conclusione su eventuali esiti del consumo di pasta in sé, ma si limita a evidenziare l’associazione tra questa abitudine e la scelta di una dieta sana.
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